Riforma catasto. Perché non piace a tutti

Dopo un tira e molla, la Commissione Finanze della Camera ha approvato il 3 marzo 2022 la riforma del catasto.
L’intenzione è quella di attribuire all’unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, e secondo un adeguamento periodico.

Cambia il discorso per le unità immobiliari di interesse storico o artistico per le quali verranno introdotte riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario considerati gli impegnativi oneri di manutenzione e conservazione.
Il primo Ministro Mario Draghi aveva annunciato fina da subito, e ad oggi confermato, che fino al 1° gennaio 2026 gli immobili avranno un valore ai fini tributari e un altro di mercato, e che per il momento la revisione in programma non andrà ad impattare sui tributi.
L’articolo 6 del ddl delega fiscale è quello che ci interessa perché è lì che si parla della mappatura degli immobili e della revisione del catasto. Anche il ministro dell’Economia Daniele Franco, aveva confermato che “la mappatura degli immobili non ci serve per aumentare le tasse, ma per capire lo stato del patrimonio immobiliare”.

Quindi in poche parole al momento si andrà ad agire “solo sull’archivio” e tra cinque anni quando sarà completamente disponibile la mappatura, spetterà al governo di turno decidere che uso fare dei dati raccolti e quindi agire sulla tassazione degli immobili.
 

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