Proposta Ue sulle case, per venderle non devono consumare energia

Un vasto programma quello che si propone la Ue: ottenere l’efficienza energetica degli immobili impendendo la vendita o l’affitto di quelli che non superino determinati requisiti. L’operazione potrebbe essere assimilata a quella che negli scorsi anni ha piano piano impedito la produzione e limitato la circolazione delle auto inquinanti con una differenza però alquanto sostanziale: le macchine vecchie si rottamano un po’ più facilmente delle case. Stando alle anticipazioni saranno previsti vari step temporali e si dovrebbe arrivare a regime nel 2033, anno dal quale sarà obbligatorio per chi acquista ristrutturare entro tre anni l’immobile. Ovvio che le conseguenze sul mercato immobiliare si registrerebbero molto prima e le abitazioni con cattiva classificazione energetica si venderebbero con molta difficoltà e a prezzi da saldo. 

4,5 milioni di edifici a rischio

I numeri migliorano per le operazioni immobiliari di epoca successiva, ma se si considerano le abitazioni realizzate tra il 2006 e il 2015 gli edifici con una classificazione energetica almeno sufficiente (di norma è considerata tale quella in classe D) sono comunque ancora la minoranza (44,6%) e sono diventati maggioranza solo nell’ultimo quinquennio con l’85,9%. Tirando le somme ci sarebbero circa 4,5 milioni di edifici in classe G bisognosi di una ristrutturazione radicale e costosa e quasi 3,2 di classe F che potrebbero cavarsela con interventi di minor portata. Diamo i dati riferiti agli edifici perché ovviamente in un’abitazione plurifamiliare o in un condominio bisogna operare sull’intero involucro del palazzo, è comunque possibile, partendo sempre dai dati Enea sopra citati, stimare le conseguenze a livello di singole unità immobiliari. Secondo le ultime statistiche catastali in Italia ci sono 35.265.464 unità immobiliari residenziali. Da qui deriverebbe che le case in classe G sono stimabili 12,6 milioni, quelle in classe F 8,9 milioni. In tutti i casi si tratterebbe di un salasso di dimensioni inimmaginabili, dato che stime Nomisma valutano la somma necessaria a mettere a posto il patrimonio immobiliare italiano in un anno di Pil e che richiederebbe il massiccio intervento delle casse pubbliche.

 

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