Le cessioni dei crediti in tilt

La cessione crediti fiscali manda in tilt la contabilità pubblica. L'Istat ha richiesto un parere a Eurostat, l'istituto europeo di statistica, per la corretta classificazione nella contabilità nazionale del superbonus per le ristrutturazioni. Ma l'istituto di statistica europeo si trova in difficoltà perché la fattispecie dei trasferimenti multipli di un credito fiscale non è disciplinata dalle regole del Sistema europeo dei conti (Sec 2010).

Il dubbio riguarda la classificazione del 110% come una riduzione delle entrate fiscali (strumento non pagabile) o un sussidio vero e proprio (strumento pagabile che quindi aumenta le spese dello stato). Anche il Piano di transizione 4.0, nonostante sia chiara la natura di sussidio (quindi pagabile, portando in aumento la spesa pubblica), crea la necessità di nuove guide di interpretazione vista la possibilità di detrazione del Piano in un numero potenzialmente illimitato di anni. «Data la possibilità di trasferire il Bonus 110% da un beneficiario originario a terzi, compreso un trasferimento multiplo», Eurostat ritiene che il 110% «sia un caso limite e non possa essere chiaramente assegnato a un credito d'imposta non pagabile o pagabile».

Al contrario, «il credito d'imposta relativo al Piano di transizione 4.0 ha le caratteristiche del credito d'imposta pagabile, tenuto conto dell'utilizzo illimitato nel tempo da parte di un beneficiario e della possibilità di compensare altri obblighi fiscali, non necessariamente legati all'imposta sottostante», ha dichiarato l'Eurostat.

Arriva, quindi ,un aggiornamento delle regole.

In vista del prossimo aggiornamento del Manuale sul disavanzo e sul debito pubblico (Mgdd), l'Eurostat intende introdurre una «guida metodologica specifica che copra i casi di crediti d'imposta trasferibili e i crediti d'imposta riportabili per un periodo di tempo più lungo o illimitato». In una nota del 21 maggio 2021, l'Istat ha fornito ad Eurostat un'analisi metodologica, secondo la quale le due agevolazioni fiscali sono viste come due misure molto diverse in termini di parametri e nelle modalità su come i beneficiari e/o terzi i soggetti possono usufruirne.

Ma il 110% potrebbe essere minacciato dall'aumento dei prezzi nell'edilizia, secondo Martina Nardi, presidente commissione attività produttive, commercio e turismo alla camera, in merito al lavoro del governo per una norma che freni la lievitazione dei prezzi dei materiali dell'edilizia per le opere pubbliche con contratti in corso. «Da tempo», spiega Nardi, «i costruttori lamentano il rincaro dei prezzi. Un fenomeno che provoca un duplice danno: da una parte rallenta se non blocca gli effetti virtuosi prodotti dalle agevolazioni fiscali per famiglie e imprese, dall'altra ha ripercussioni negative sui lavori pubblici che, oggi come mai, devono invece essere agevolati e velocizzati, in modo da dare quella spinta alle infrastrutture fondamentale per aiutare la ripresa economica».
 

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