Case, uffici, spazi: vivere in sicurezza

Quale impatto duraturo avrà il Covid 19 sulla città? Dovremo adattare le nostre case per trasformarle in luoghi di lavoro? Allargare i marciapiedi per mantenere le distanze? Vorremo vivere ancora negli spazi sovraffollati e densi delle nostre metropoli e lavorare in grandi open space? Quale il ruolo dei parchi urbani, dell'ambiente rurale e degli ecosistemi naturali? Tutto dovrà essere riprogettato: dall'arredo agli spazi pubblici, dai rivestimenti delle superfici ai nanomateriali.

Le nostre città, le case che non abbiamo mai frequentato tanto come in questi giorni sospesi, gli uffici, le piazze, i centri culturali, i luoghi di aggregazione, non saranno più gli stessi dopo la pandemia. Il modo di abitare e di pensare di miliardi di persone è radicalmente cambiato in un arco temporale di poche settimane

Se le abitudini e le esigenze delle persone mutano, cambiano anche gli spazi. Inevitabilmente. E viceversa, se noi progettisti indirizziamo opportunamente tale cambiamento possiamo incidere profondamente su un miglioramento della vita delle persone e dell'ambiente.

Le case

Non sono, e non lo saranno mai più, solo spazi dormitorio. Hanno introiettato una miriade di funzioni alle quali rispondere con forme adeguate: lavoro, studio, e-commerce, palestra. Camere da letto che possano trasformarsi in certi orari in uffici o luoghi d'istruzione a distanza, soggiorni in palestre, cucine in punti d'incontro virtuale e luoghi di approvvigionamento a distanza.

E’ necessaria un’architettura modulare e modulabile, per ingrandire o ridurre uno spazio con tecnologie leggere, a secco, facilmente montabili e smontabili. Un'abitazione aperta, flessibile e modulabile consente di destinare lo spazio a usi completamente differenti e anche contemporanei in uno stesso ambiente.

La progettazione indoor

Tra le priorità del nuovo modo di progettare, la qualità dell'aria che respiriamo e quella dei materiali che ci circondano. Secondo lo studio virologico statunitense del National Institute of Health pubblicato sul New England Journal of Medicine, in una stanza a 21°C e con il 40% di umidità relativa il Coronavirus resiste tre ore nell'aria e fino a tre giorni sul polipropilene, uno dei polimeri plastici più impiegati al mondo. Sull'acciaio inossidabile sopravvive 2-3 giorni; sul cartoncino circa uno.

Ripartiamo dalla progettazione bioclimatica e sostenibile, i cui presupposti si basano anche sul trattamento dell’aria indoor.

Uffici anti-virus

Il mondo del lavoro non sarà più lo stesso. Piccole e grandi rivoluzioni progettuali renderanno gli ambienti interni salubri e sicuri. Gli ambienti interni saranno ricchi di divisori e scrivanie ben distanziate: gli affollati open space cui siamo abituati dovrebbero scomparire. Più spazi, più barriere anti-virus maggiore frequenza delle pulizie.

Si ridurranno al minimo le porte con le maniglie, sostituite da porte automatiche per evitare i contatti. Ipotizzando anche l’introduzione di assistenti vocali e intelligenza artificiale, in modo da ridurre al massimo il passaggio di germi su pulsanti e tastiere.

Ma inevitabilmente una soluzione per prevenire il contagio sarà scaglionare l’ingresso negli uffici.

L’alternativa sarà di mixare lo smart working con la presenza fisica in azienda, spostandosi nella sede di lavoro solo per specifiche attività. Dobbiamo immaginare postazioni di lavoro nomadi con cambi di postazione a seconda delle attività che devi svolgere: “Il nuovo lavoratore inizia la mattina magari da casa, si sposta in ufficio per una riunione, e poi cerca uno spazio in città per proseguire la giornata lavorativa”. Le sale comuni e aree relax saranno ristrette e limitate a poche persone alla volta.

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